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O Figli degli Dei, voi che credete
nell’umano splendore, nel grande
cuore dell’umano, o figli
eletti degli dei, ora volge l’anno
sesto prima della fine del Millennio e guerra
è nel mondo, e arroganza, e
ignoranza, ma ora che volge
il sesto anno prima della fine
del secondo Millennio io
so per certo ne ho avuto
chiari segni che verranno
giorni di guerra. Così è scritto
nel libro del cosmo.
Siate forti
o Figli degli Dei, siate eccellenti
signori del destino, risvegliate
l’umano nell’umano, il divino
sentire nell’umano. Siate
vigili , Figli degli Dei. So
che queste parole non giungeranno
più in là di me, di pochi affini, ma
il tempo stringe, e il massacro incombe. Siate
veloci e saldi, o Figli degli Dei.
Cantami o diva
del Pelide Achille l’ira
funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei. E il poema
dell’ira si intona non a colpi di daga
ma a raffiche fitte di mitraglia
là verso Est Sud
Est. L’ira brama
brandelli di carne, crani
aperti, membra squarciate
si nutre di sangue e tenebre
dell’anima. L’ira
che adesso infuria verso Est
Sud Est, piccina, ma presto
furoreggerà con maggior lena.
Da “Frammenti del Perpetuo Poema”
ed. Campanotto, maggio millenovecentonovantotto
“Poema mistico – politico”, scritto nel 1994