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Immagina venire da Napoli
e percorrere lento l’Appia Antica
entrare in città laddove i colli
si offrono alla vista in lontananza
sentire oltre lo stridere dei carri
sulla strada, il rumore delle voci
il brulicare che diviene folla.
Questo per noi è Roma , non la fila
interminabile delle automobili
che disturbano la quiete delle tombe
non la furbesca hostaria antica
che attira gli ingenui turisti con
pochi motti latini sul vino.
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Ora immagina che un altro su quel carro
oppresso dai fardelli del suo tempo
abbia immaginato un altro arrivo
e dietro lui un altro e un altro ancora
fino alla nuda terra, agli animali
all’albero che qui ancora odora.
Noi venimmo dopo tutto questo.
Ecco! Se tu così potrai sentirti
nella catena infinita che ci lega
al sasso, ai colli, all’albero, al passo
dei primi che calcarono il selciato
anche le auto e l’ostaria antica
avranno senso ... Ed ora osserva come
scende il sole verso il mare, come
s’illumina il volto di Metella,
lo scultore l’ha posta dove il raggio
la colpisce e tu la puoi guardare.