Trittico di Portovenere

 
I.
 
Nostalgia
d’oceani
e di trascorse
sponde,
di misteriose rotte
e di confini arcani:
voglio essere
prua di una nave,
puntata in oltre
verso il divenire.
 
  
II.
 
Di tanto trasmutare
manca il fiato
e i giorni
si consumano
lenti nel rogo
di tutte le istanze,
nell’improrogata
certezza dell’ora
che avanza
- mentre il debole sole di maggio…
Vento inestinguibile
devasta il mio giardino,
prossima e ineluttabile
ogni mattino è la nave,
con il suo seguito
di messaggeri
e il pavese smagliante,
già pronta,
già pronta per me.
 
 
III.
 
Per ogni altrove
un repentino
e lieto approdare.
Basterà ancora il tempo,
i giorni e sia pure le ore,
infine anche i minuti,
per un estremo
ammutinamento quieto,
- manovra di ritorno,
azzardo gioioso
di mano infantile –
Ancora più sferzanti
venti imperiosi
in forza su di me,
costringermi in dolo
verso indecifrate rotte,
costellazioni ignote
in moto apparente
verso l’Oscuro,
lontano e ancora più oltre.
Dove il mio porto,
dove la gloria e le bandiere?